Settori NIS2: differenza tra Critici e Altamente Critici

Settori NIS2: differenza tra Critici e Altamente Critici

1. Settori NIS2: differenza tra Critici e Altamente Critici
2. Distinzione tra settori “altamente critici” e “critici”
3. Obblighi di compliance
4. Sanzioni per il mancato adeguamento alla direttiva UE
5. Integrazione di Risk & Compliance nell’ITSM

La direttiva NIS2 si applica alle imprese che soddisfano contemporaneamente due condizioni:

  • Soglia dimensionale: oltre 250 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro (o un totale di bilancio di 43 milioni).
  • Contestualizzazione settoriale: l’azienda deve operare in uno dei settori riconosciuti come “altamente critici” o “critici” dalla normativa, indipendentemente dalla sua dimensione.

Per i professionisti ITSM (CIO, CISO, IT Service Manager, Risk & Compliance Manager), comprendere la classificazione dei settori è fondamentale per pianificare un adeguato percorso di compliance, costruire un solido governo end‑to‑end del servizio e dimostrare evidenze in sede di audit. 

In questo articolo, che abbiamo realizzato sottoforma di approfondimento, esploreremo:

  • La distinzione tra i settori “altamente critici” e “critici”
  • Gli obblighi di compliance 
  • Le sanzioni per il mancato adeguamento alla direttiva UE
  • La migliore soluzione per abilitare in modo misurabile l’adeguamento a NIS2.


Distinzione tra settori “altamente critici” e “critici”

La direttiva NIS2 introduce una doppia soglia di applicazione, basata sull’impatto potenziale di eventuali interruzioni o malfunzionamenti dei sistemi informativi e delle infrastrutture digitali sul funzionamento della società e dell’economia.

  • Settori altamente critici NIS2: servizi con impatto sistemico immediato in caso di interruzione, considerati servizi essenziali.
  • Settori critici NIS2: attività strategiche per l’economia europea, la cui compromissione può però presentare un’incidenza indiretta o più graduata.

A livello normativo, ogni Stato membro individua le entità che rientrano in ciascuna categoria, tenendo conto dei seguenti fattori:

  1. Presenza di infrastrutture con potenziale effetto domino su servizi vitali.
  2. Dipendenza di altri operatori da una supply chain integrata.
  3. Natura dei processi abilitati

In Italia, nello specifico:

  • I settori altamente critici comprendono: energia, trasporti, settore bancario, infrastrutture dei mercati finanziari, sanità, acque, infrastrutture digitali, gestione dei servizi TLC e spazio.

Mentre nei settori critici rientrano: i servizi postali e di corriere, gestione dei rifiuti, produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti, ricerca, fabbricazione e i fornitori di servizi digitali.

Obblighi di compliance

Gli obblighi stabiliti dalla direttiva NIS2 sono sostanzialmente gli stessi per gli operatori altamente critici e per quelli critici. Ciò che cambia è l’intensità del regime di vigilanza, la frequenza dei controlli e la soglia delle sanzioni.

Tutte le organizzazioni rientranti nel perimetro NIS2 sono tenute a:

  • Redigere e aggiornare il registro dei sistemi informativi, documentando Configuration Item (CI) e dipendenze tra servizi;
  • Implementare misure di sicurezza proporzionate (controllo degli accessi, cifratura dei dati, test periodici sulla supply chain e sui fornitori di servizi digitali);
  • Notificare un incidente significativo al CSIRT italiano entro 24 ore, utilizzando i template UE definiti dalla direttiva;
  • Predisporre piani di gestione dei rischi ed eseguire esercitazioni con scenari realistici per verificare workflow di risposta e recovery;
  • Garantire la formazione continua del personale sui nuovi requisiti normativi e sui processi di escalation in caso di anomalie.


Sanzioni per il mancato adeguamento alla direttiva UE

Il mancato rispetto degli obblighi della NIS2 comporta sanzioni amministrative pecuniarie significative:

  1. Soggetti altamente critici (escluse PA): fino a 10 M€ o al 2 % del fatturato annuo mondiale.
  2. Soggetti critici (escluse PA): fino a 7 M€ o all’1,4 % del fatturato annuo mondiale.
  3. Misure accessorie: sospensione temporanea dei dirigenti fino al completo adeguamento.

Esempio settoriale:

  • Un operatore del settore energia che non notifichi un incidente DDoS sulla rete di trasmissione nel tempo richiesto rischia una sanzione pari al 2% del fatturato globale, senza contare l’impatto reputazionale in merito alla gestione della sicurezza informatica.
  • Una banca in caso di fallimento nel mantenimento dei controlli sui sistemi informativi e sulla sicurezza delle transazioni digitali può subire multe e limitazioni sulla concessione di licenze nell’ambito dei mercati finanziari.


Esempi di rischi e sanzioni

  • Energia: un attacco malware su una centrale elettrica non correttamente isolata provoca interruzione del servizio; ritardo nella notifica comporta multa al 2% del fatturato.
  • Sanità: la compromissione dei sistemi di prenotazione online e dei dati clinici espone l’azienda a richieste risarcitorie e sanzioni da parte del Garante Privacy, per violazione della sicurezza informatica.
  • Trasporti: un incidente ricorrente sui sistemi di segnalamento ferroviario, se non gestito come incidente significativo, può indurre l’Autorità a inasprire le sanzioni e imporre revisione dei processi ITSM.
  • Manifatturiero critico: fermo produttivo dovuto a ransomware, con perdite economiche superiori a quelle del danno diretto e sanzioni fino a 7 milioni di euro.

Integrazione di Risk & Compliance nell’ITSM

Un elemento spesso sottovalutato nel percorso di adeguamento a NIS2 consiste nell’integrazione sinergica dei processi di gestione del rischio e compliance all’interno del framework ITSM. Definire KPI specifici per il monitoraggio continuo del tempo medio di rilevazione degli incidenti critici, del tempo medio di ripristino e del tasso di conformità delle revisioni di configurazione consente di garantire evidenze concrete di miglioramento. 

L’adozione di una dashboard unificata, inoltre, garantisce una visione completa delle vulnerabilità, dei test di penetrazione e dei risultati delle esercitazioni, riducendo i silos informativi e accelerando i tempi di risposta. Questo approccio promuove un processo iterativo di ottimizzazione continua, fondamentale per restare aggiornati sulle evoluzioni normative e sulle minacce emergenti.

Le domande più frequenti

  1. Come distinguere settori “altamente critici” e “critici”?
    Altamente critici: impatto sistemico immediato su servizi vitali; critici: impatto indiretto o graduato.
  2. Qual è la differenza di impatto tra settori critici e altamente critici NIS2?
    Nei settori altamente critici, un’interruzione compromette immediatamente servizi vitali a livello nazionale o transfrontaliero. Nei settori critici, invece, le conseguenze restano più circoscritte e meno gravose.
  3. Quali indicatori chiave devo inserire nel mio ITSM per dimostrare la compliance a NIS2?
    Tempo medio per rilevare un incidente, tempo medio per risolverlo e percentuale di controlli di sicurezza completati con successo.

 

HDA ITSM è studiato per abilitare il percorso di adeguamento NIS2

HDA ITSM è la soluzione di IT Service Management di Pat che vanta un’importante esperienza progettuale, legata a svariate installazioni in diversi ambiti, dal settore bancario e assicurativo, al manufactory ad aziende IT. HDA ITSM soddisfa, mediante specifici processi, molteplici requisiti garantendo una gestione dei servizi IT efficiente, sicura e conforme alle normative.

HDA non è solo una piattaforma ITSM: è una soluzione completa, con funzionalità avanzate di gestione degli incidenti, asset, integrazione con sistemi di inventory, discovery e monitoraggio della sicurezza, automazione e reporting. La soluzione agevola la conformità alle normative più complesse, come il Digital Operational Resilience Act (DORA) e NIS2.

Per intraprendere subito il percorso di compliance a NIS2 nel vostro contesto ITSM, vi consigliamo di:

  1. Condurre un assessment iniziale per individuare le infrastrutture digitali critiche e i relativi sistemi informativi.
  2. Valutare la posizione nella classificazione “altamente critico” o “critico” e mappare le responsabilità interne.
  3. Definire un piano di gestione dei rischi integrato con i workflow di HDA ITSM, includendo test periodici sulla supply chain.
  4. Configurare le notifiche automatiche verso il CSIRT italiano e predisporre i report per gli audit.
  5. Avviare il programma di formazione interna sui nuovi processi e sulle misure di sicurezza previste.

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